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8 dicembre 2006

Addio a tutti.

Dopo più di un anno sono stato letto, visto, visitato apprezzato e per fortuna anche criticato. Mi sono espresso molto su molte
cose, mi sono sempre realizzato. Vi ringrazio, tutti voi che mi avete permesso di realizzarmi, vi ringrazio davvero.
Probabilmente amici miei del blog lo avevato capito dall'assenza ma in ogni caso lo dico in forma chiara: chiudo il blog.
Questa non è una decisione eterna, può darsi che tra un po' di tempo torni con un mio articolo ma per ora mi sento di dire la parola
fine a PensieroIntero. Per i miei amici della vecchia settimana artistica, beh fate pure, anzi qualora voleste continuare per me sarebbe una cosa bellissima, gratitissima Ed ora mi inchino signori...PensieroIntero deve ripensare un po' la sua vita.
Un saluto.
Andrea




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19 novembre 2006

Politiche in buona fede

Più o meno un anno fa in Spagna era stato dato inizio alla battaglia, ora anche in Italia…Uno dei problemi di origine clinico-sociale maggiormente diffusi è quello del comportamento alimentare, più comunemente conosciuto con i nomi di anoressia e bulimia. Sia il governo iberico che quello italiano sembrano essersi mostrati ostili alla diffusione dei modelli corporei e comportamentali proposti dalla moda, quelli delle modelle senza forma, sottopeso, e dall’aspetto malato. Il problema tuttavia non sembra essere questo: seppur intuitivamente il caso di una ragazza di quattordici anni con disfunzioni alimentari sembri causato da un non corretto modello sociale, sarebbe un grave errore fermarsi di fronte ad una tale presunta eziopatogenesi. Le origini del problema vanno infatti ricercate nel funzionamento psichico della persona; quello dell’approccio al cibo, e al proprio corpo, nel modo distorto parallelo ai modelli sociali è solo un comportamento manifesto dell’erroneo approccio che l’individuo compie nei riguardi della vita e di se stesso. Pensare dunque, anche se in buona fede, di eliminare del tutto o parzialmente il problema attaccando e magari eliminando la figura della modella è una semplificazione quasi del tutto inutile. Se si pensa infatti che un problema del comportamento alimentare non conduce solo ad un problema con il cibo, ma anche ,e se vogliamo soprattutto, a problemi sociali e relazionali allora è chiaro che con l’eliminazione della figura della modella sottopeso il disagio psichico dell’individuo si manifesterebbe in un altro modo, altrettanto devastante. Un attacco dunque di questo tipo non è altro che un attacco inutile ma in buona fede, che dovrebbe esser supportato meglio da una conoscenza più profonda della problematica per poter mirare ad una soluzione. Purtroppo non credo che l’eliminazione delle modelle potrebbe portare all’eliminazione d’una patologia che possiamo definire incurabile.




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11 novembre 2006

Dostoevskij 11/11/1821

Così si festeggia il compleanno
1844- Povera gente
1845- Il sosia
1849- Netočka Nesvanova
1861 - Memorie da una casa di morti
1861 - Umiliati e offesi
1864 - Memorie dal sottosuolo
1866 - Il giocatore
1866 - Delitto e castigo
1869 - L'idiota
1870 - L'eterno marito
1871 - I demoni
1875 - L'adolescente
1878-80 - I fratelli Karamazov




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8 novembre 2006



Mi illude, la conoscenza,
del sapore già sentito mille volte,
del vedere i confini, gli inizi e le fini,
ma sono debole e mi sembra di accettarlo,
di volerlo con l'intensità con cui non lo volevo.
Istanti ripetuti che accavallano immagini bianche,
e forse la risposta è tutta quì...




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7 novembre 2006

Le stelle sulla carta

Le stelle descritte, quelle sulla carta dei libri della metà del nostro secolo e fino agli anni ottanta, raccontano di due modi differenti di scrivere e di immaginare le cose. Da una parte abbiamo avuto Asimov, inventore di storie raccolte in cicli e trilogie, di universi espansi disordinati e in decadenza. Nei suo romanzi la razza umana vince spesso per quantità (in alcuni romanzi è presente solo lei nell’intera galassia) ma non altrettanto spesso per qualità. Il ciclo della fondazione, in particolare, non ha un esatto protagonista, se non momentaneo, ma presenta come suo punto di forza l’unione di concetti e critiche forti e ben argomentati. Razionale, Asimov, e molto politico.

Da un'altra parte invece abbiamo P. K. Dick, altro scrittore, altro appartenente della fantascienza di metà secolo. Tra i due si nota una diversità abissale; leggendo Dick infatti quello in cui ci si imbatte non è l’universo estesissimo dello scrittore bielorusso, non le teorie politiche (che a tratti assumono l’aspetto della vera e propria strategia) né l’alone di divulgazione scientifica che sembra avvolgere i suoi oggetti immaginari: nei libri di Dick è protagonista soprattutto l’uomo, l’uomo della terra,quello che conosciamo e che abbiamo sempre conosciuto, che si trova (forse a suo malgrado) spesso in un nero futuro, e che probabilmente (a nostro malgrado) sarà il nostro. Nei suoi libri, prendendo ad esempio “Do androids dream of elettric sheep?” (Gli androidi sognano la pecore elettroniche?) conosciuto più come “blade runner”,  marchingegni sofisticati e sogni scientifici non fanno che da cornice ai movimenti dei protagonisti che crescono, soffrono e capiscono, e noi con loro. L’intimità di Dick lascia fuori le grandi politiche e le grandi strategie e apre invece la porta all’umanità e all’idea morale, qualunque essa sia.

Due poli da cui osservare il medesimo universo, entrambi intensi.




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24 ottobre 2006



E' quest'idea nel cuore della notte,
d'un filo tagliato tra me e il mondo,
che mi lascia, in silenzio, pensare
al cuore infranto di tutta la gente.




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18 ottobre 2006



   Vortico su me stesso,
   mai solo fino ad adesso,
   duplicato dalla nascita alla morte
   e annullato nel senso contrario,
   riprodotto in un istante
   e lentamente dimenticato.




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15 ottobre 2006

Discorsi, pranzi, sigari, vini e domeniche

Oggi il sigaro non era affatto male. Il pranzo è stato veloce, discontinuo nel bere, continuo nel mangiare, ma sempre delizioso. Come in qualsiasi pranzo domenicale s’è parlato tanto, di tante cose e per tanto tempo, fino a perdersi nelle ore, senza accorgersene, con persone che ti lasciano perdere mentre si perdono. La domenica è il giorno del signore, e per molti è lecito perdersi in vista di questo.

Alla fine, non eravamo tutti e il fumo aveva riempito la sala; alla fine i piatti erano accatastati, tutti, sporchi, gloriosi di aver fatto il loro lavoro, mentre noi eravamo a mala pena distinti gli uni dagli altri, ma tutti ben divisi : lo si vedeva dai nostri discorsi. Mentre parlavamo, oggi, alla fine del pranzo domenicale, è successa una cosa strana: il discorso, generale che comprendeva tutti noi, ha iniziato a barcollare tra le pieghe del nostro fumo, e a perdere un po’ della sua sicurezza; in breve ci siamo ritrovati senza più discorso. Tutti parlavamo della stessa cosa, delle stesse persone ma con facce differenti, degli stessi fatti con luoghi e tempi diversi, eppure sembravano cinque discorsi distinti. Sarà stato il pranzo, stupendo, oppure il fumo del sigaro, pesante, oppure ancora il vino, buono ma poco sincero, oppure semplicemente la domenica in sé, eppure parlavamo dislocati, intendendoci su cose distanti e diverse.

È inevitabile, noi esseri umani troviamo luoghi di incontro su fatti lontani anni luce.




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14 ottobre 2006






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14 ottobre 2006






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