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2 settembre 2006

Verità scabrose su Edipo re!

Di morti se ne parlano tante, ma meno famosa e magari molto più interessante di altre c’è “La morte della Pizia” di Durenmatt, genio letterato che si pone qualche domandina sull’Edipo re e si risponde immergendo l’opera in una visione moderna e modernista. Insomma, attribuendo pensieri, idee e intenzioni irriverenti ad una Pizia che suscita sorrisi e riflessioni, Durenmatt rivede un’opera geniale e profonda di per sé rileggendola in una definitiva chiave novecentesca.

Grazie, Friedrich Sofocle.




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25 gennaio 2006

Siamo tutti dei teneroni!!

Prima di tutto chiedo scusa per il titolo un po’ “frivolo” ma non ho resistito…

Anche questa volta voglio trattare un tema a me molto caro:l’intelligenza(hey te guarda che ti ho visto che hai sbuffato!)!

Babbo Natale quest’anno, sotto le strane sembianze di Nefeli, mi ha portato un libro molto interessante, e se vogliamo particolare, ovvero “L’intelligenza emotiva” di Daniel Goleman.
                                                  

Questo autore tratta il tema dell’intelligenza in un nuovo modo, proponendo la presa in considerazione d’un aspetto fino a questo momento quasi trascurato. L’idea di Goleman  è quella, appunto, di un QE, un quoziente emozionale, il quale si affiancherebbe al classico QI, quoziente intellettivo.  Una delle domande principali del libro è come mai persone con un elevato QI (anche oltre i 130pz,ovvero casi del tutto straordinari) si ritrovino ad occupare impieghi discreti nella società (ci si riferisce anche a rapporti interpersonali) al pari di persone con un bassissimo QI(anche inferiore ad 80pz, straordinario nel senso negativo), mentre altri soggetti con un normale punteggio siano in grado di ottenere successi in diversi campi (non sono ammesse battute di stampo politico). L’idea proposta da Goleman dunque è quella di un’intelligenza emotiva che possa renderci in grado di gestire le nostre emozioni e gli istinti primi al fine di gratificazioni e benefici postumi e duraturi.

Quest’idea, inoltre, non è rivoluzionaria solo in quanto proposta di una nuova identificazione delle capacita intellettive ma anche perché contenente di grandi risvolti applicativi: con la visione di un altro tipo di intelligenza e dunque una concezione più ampia e specializzata delle capacità cognitive, sarà infatti possibile identificare maggiormente le capacità individuali e sapere quindi come sfruttarle.

Consiglio quindi la lettura di questo interessantissimo libro per coloro che desiderano saperne di più sull’intelligenza e sui suoi aspetti relativamente noti.

Buona lettura…

 




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14 dicembre 2005

ARTICOLO CORRELATO 2/2 Huxley e il nostro nuovo mondo

Nel "Brave new world" di Aldous Huxley (1932) troviamo lo stesso argomento del film "Gattaca", la predisposizione sociale dovuta alla progettazione genetica.
In questo libro, a metà tra romanzo e saggio pseudoscientifico(come dimostra il conteuto de "ritorno al  mondo nuovo"), si trova una notevole critica all’errata impronta scientifica (o per meglio dire, tecnologica) che impensieriva quegli anni e che ogni giorno diviene sempre più una realtà: tale critica prende forma di un mondo futuristico altamente tecnologico e di una popolazione fatta di strati sociale divisi da un’inestinguibile differenziazione intellettiva appositamente elaborata.

Tutto questo, mi pare, non è altro che una romanzesca esagerazione dell’attuale società dove le (implicite) classi sociali vengono differenziate da innate “qualità” che portano a continue dissomiglianze( ma almeno nel libro le disuguaglianze sono portate dall’intelligenza, qui invece…).

Tuttavia Huxley non si ferma e va oltre proponendo un bel confronto: “innesta” un “selvaggio” (un uomo nato e cresciuto nella natura) in quel bel mondo e si chiede cosa sarebbe successo…il risultato? Non c’è assolutamente posto per un vero essere umano in un <<mondocreatodagliuomini>> come non c’è posto per un uomo moderno nel <<mondoreale>>.

Chissà invece se nella realtà c’è ancora posto per un vero essere umano nel <<nostromondonuovo>> e soprattutto…chissà se c’è ancora un vero essere umano.

Buona lettura.




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29 novembre 2005

Oliver Sacks e il cervello più bello del mondo

Quale tema usare per il primo post su un blog dedicato al pensiero se non le impressioni sui libri del noto neurologo Oliver Sacks? Per chi non lo conoscesse, Sacks è un neurologo divenuto famoso per la sua capacità narrativa che utilizza, ormai da anni, nei suoi libri all'interno dei quali descrive i casi più bizarri da lui incontrati.Questa sua caratteristica mi fa chiedere come possa essere definito questo autore nella letteratura: scrittore di romanzi? Di saggi? Di trattati scientifici? Forse non esiste una vera e propria denominazione che comprenda eccellentemente tutte queste sue caratteristiche e qualità da scrittore. Solo leggendo alcuni dei suoi libri (come "l'isola dei senza colore", "un antropologo su marte" e "l'uomo che scambiò sua moglie per un cappello")mi viene in mente che l'unica etichettatura(non convenzionale) adatta possa essere: il cervello più bello del mondo




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