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9 febbraio 2006

Lo chef musicale ha scritto un libro di ricette (quarta parte)

La depressione e il divertimento.

Quando d’improvviso tutto cambia e si oscura,diventa silenzioso o gli unici suoni che riecheggiano nell’aria sono i rumori sporchi e sconclusionati della vita grigia, allora vuol dire che sei colto da depressione. In questo caso, anche se non lo sai, lo chef musicale è li presente, ti osserva preoccupato cercando di capire quale piatto sia più adatto alla situazione. Poi lo trova, e allora…

Si presenta dalla cucina mosso da un’energia particolare, dall’idea di poter risanare una situazione ed uno stato d’animo pallido e semi addormentato, ed impiega in questa tutta la sua conoscenza tecnica ed artistica che ha acquisito con l’esperienza. Porta in tavola dunque un piatto delicato, quasi non udibile, con all’interno parole tristi anch’esse, le quali siano in grado di raggiungere lo stato d’animo del cliente, nella sua profondità e dolore cercando un aggancio. Nel piatto dunque si presentano i Radiohead con melodie soffici e dolorosamente delicate quali Exit music (for a film), che con quel sapore tragico e irrecuperabile addormenta il palato per poi risvegliarlo in un tripudio di sapori, e How to disappear completely, con un gusto lungo, interminabile, che giunge fino allo stomaco dove resta fino all’apparire del nuovo giorno.

A questo punto il cliente è in sintonia con il cibo e ne condivide già tutta la malinconia, a tal punto da lasciarne un po’ per raccogliere quella che gli viene offerta. Ma lo chef non si vuole fermare a questo punto e decide di andare oltre e proporre pietanze in grado di cambiare addirittura quello stato d’animo e portarlo ad un livello diverso. Continua allora con un altro piatto nel quale appaiono, ben condite, Idioteque, che con il suo ritmo continuo e travolgente dà un grande scossone al palato del cliente, addormentato dalle pietanze appena assaporate, riportandolo ad un nuovo stadio di coscienza, ed ancora Paranoid android, che con il suo tripudio di genialità ritmica, melodica e testuale lo desta del tutto riportando il suo animo verso l’allegrezza, la combattività e facendogli tornare la voglia di buona musica.




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26 gennaio 2006

Lo chef musicale ha scritto un libro di ricette (terza parte)

La noia.

Quando ti trovi solo nel mezzo di stanze sole, spoglie, dove sui muri compaiono frasi e note non molto chiare, confuse e sbiadite, forse quello che ti affligge è la noia.

Lo chef musicale, di fronte a questi casi, sa bene cosa proporre: porta dalla cucina un piatto fatto di note assortite, leggere, che rivestono il palato d’un ronzio delicato, il quale potrebbe passare inosservato ma che giunge, anche se silenziosamente, allo spartito dello stomaco, solleticandolo e stimolandolo. E allora tra i denti è inevitabile che si insinuino i ritmi e le note di Tracy Chapman, con la loro anima del tutto soft che risveglia le papille dal troppo torpore, donandogli di nuovo vita ed energia.




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19 gennaio 2006

Lo chef musicale ha scritto un libro di ricette (seconda parte)

La gola.

Se anche nel mezzo di qualsiasi tipo di attività e lavoro senti un lontano richiamo primordiale, un profondo gorgoglio che emergendo lentamente si tramuta in articolazioni verbali senza senso e tamburellamenti senza inizio né fine, allora vuol dire che sei nel mezzo di qualcosa di più d’un semplice desiderio; hai gola.

A queste manifestazioni del cliente lo chef musicale non ci pensa due volte e sa immediatamente cosa fare; propone subito un piatto complesso fatto di mille ingredienti mescolati l’uno con l’altro i quali però si tengono insieme amalgamati in una forma ben definita. Lo chef consiglia Chopin e presenta un piatto dai diversi colori e sapori dai quali emergono chiaramente il gusto raffinato ed energico del concerto No.2, con i suoi violini insistenti che lasciano un sapore deciso sulla lingua, ed un Minute Waltz, con il suo ritmo al piano forte altalenante e piccante che dopo lo  sfogo in cui il bruciore fa da padrone ci si rilassa con dell’acqua rinfrescante ma che svanisce come un miraggio lasciando nuovamente posto allo sfogo del peperoncino, e ancora un Piano romantico, con il suo sapore quasi impercettibile per quanto delicato, pronto a svanire ad ogni deglutizione.

Il piatto rende il cliente soddisfatto ma non sazio per lasciarlo ancora pronto per altri piatti, e ad altre degustazioni all’insegna della gola.




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17 gennaio 2006

Lo chef musicale ha scritto un libro di ricette

Mangiamo per molte ragioni: per fame, per gola, per noia, per depressione, per divertimento e per seduzione. Tutti questi casi naturalmente sono affidati alle mani di esperti(a volte si a volte no) in cucina, che in base alle situazioni sono in grado di proporre piatti unici e azzeccati. E lo chef musicale? Nel mezzo di tutti questi ristoranti, pizzerie, buffet dove trova posto il povero chef musicale? E allora diamo spazio anche a lui…



La fame.

Quando ti trovi nel mezzo d’un deserto arido, nel quale l’unica ricchezza è l’improponibile ed insalubre melodia di motivetti, scarni degli aggettivi che compongono e seguono la parola “musica”, e l’unica densa sensazione che provi non è altro che i continui crampi ai padiglioni auricolari, allora vuol dire che sei nel mezzo d’un attacco di fame convulsa.

Non hai altre possibilità a questo punto se non quella di prendere al più presto un bel piatto essenziale, genuino ed eterno. Allora ecco qui che lo chef musicale propone immediatamente una delle sue più famose ricette, sempre pronta per tutti coloro che non ci sentono più dalla fame: un bel piatto di Beatles, saporiti, gustosi e soprattutto nutrienti, il quale riporta alla calma e sazietà e dal quale è facile prendere spunto per inventare cose nuove e genuine.

Il piatto si presenta immediatamente con tutti i successi del gruppo conditi con salse saporite quali: Hey Jude(che dona alla pietanza un gusto dolciastro, raffinato, ma allo stesso tempo con una punto di asprezza), Come together (con il suo sapore un po’ piccante che fa tamburellare la lingua) e Penny Lane( speziata e saporita all’inglese).

Il piatto va giù bene, senza troppe reminiscenze, e lascia chi lo mangia soddisfatto e sfamato.




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