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19 novembre 2006

Politiche in buona fede

Più o meno un anno fa in Spagna era stato dato inizio alla battaglia, ora anche in Italia…Uno dei problemi di origine clinico-sociale maggiormente diffusi è quello del comportamento alimentare, più comunemente conosciuto con i nomi di anoressia e bulimia. Sia il governo iberico che quello italiano sembrano essersi mostrati ostili alla diffusione dei modelli corporei e comportamentali proposti dalla moda, quelli delle modelle senza forma, sottopeso, e dall’aspetto malato. Il problema tuttavia non sembra essere questo: seppur intuitivamente il caso di una ragazza di quattordici anni con disfunzioni alimentari sembri causato da un non corretto modello sociale, sarebbe un grave errore fermarsi di fronte ad una tale presunta eziopatogenesi. Le origini del problema vanno infatti ricercate nel funzionamento psichico della persona; quello dell’approccio al cibo, e al proprio corpo, nel modo distorto parallelo ai modelli sociali è solo un comportamento manifesto dell’erroneo approccio che l’individuo compie nei riguardi della vita e di se stesso. Pensare dunque, anche se in buona fede, di eliminare del tutto o parzialmente il problema attaccando e magari eliminando la figura della modella è una semplificazione quasi del tutto inutile. Se si pensa infatti che un problema del comportamento alimentare non conduce solo ad un problema con il cibo, ma anche ,e se vogliamo soprattutto, a problemi sociali e relazionali allora è chiaro che con l’eliminazione della figura della modella sottopeso il disagio psichico dell’individuo si manifesterebbe in un altro modo, altrettanto devastante. Un attacco dunque di questo tipo non è altro che un attacco inutile ma in buona fede, che dovrebbe esser supportato meglio da una conoscenza più profonda della problematica per poter mirare ad una soluzione. Purtroppo non credo che l’eliminazione delle modelle potrebbe portare all’eliminazione d’una patologia che possiamo definire incurabile.




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11 novembre 2006

Dostoevskij 11/11/1821

Così si festeggia il compleanno
1844- Povera gente
1845- Il sosia
1849- Netočka Nesvanova
1861 - Memorie da una casa di morti
1861 - Umiliati e offesi
1864 - Memorie dal sottosuolo
1866 - Il giocatore
1866 - Delitto e castigo
1869 - L'idiota
1870 - L'eterno marito
1871 - I demoni
1875 - L'adolescente
1878-80 - I fratelli Karamazov




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8 novembre 2006



Mi illude, la conoscenza,
del sapore già sentito mille volte,
del vedere i confini, gli inizi e le fini,
ma sono debole e mi sembra di accettarlo,
di volerlo con l'intensità con cui non lo volevo.
Istanti ripetuti che accavallano immagini bianche,
e forse la risposta è tutta quì...




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7 novembre 2006

Le stelle sulla carta

Le stelle descritte, quelle sulla carta dei libri della metà del nostro secolo e fino agli anni ottanta, raccontano di due modi differenti di scrivere e di immaginare le cose. Da una parte abbiamo avuto Asimov, inventore di storie raccolte in cicli e trilogie, di universi espansi disordinati e in decadenza. Nei suo romanzi la razza umana vince spesso per quantità (in alcuni romanzi è presente solo lei nell’intera galassia) ma non altrettanto spesso per qualità. Il ciclo della fondazione, in particolare, non ha un esatto protagonista, se non momentaneo, ma presenta come suo punto di forza l’unione di concetti e critiche forti e ben argomentati. Razionale, Asimov, e molto politico.

Da un'altra parte invece abbiamo P. K. Dick, altro scrittore, altro appartenente della fantascienza di metà secolo. Tra i due si nota una diversità abissale; leggendo Dick infatti quello in cui ci si imbatte non è l’universo estesissimo dello scrittore bielorusso, non le teorie politiche (che a tratti assumono l’aspetto della vera e propria strategia) né l’alone di divulgazione scientifica che sembra avvolgere i suoi oggetti immaginari: nei libri di Dick è protagonista soprattutto l’uomo, l’uomo della terra,quello che conosciamo e che abbiamo sempre conosciuto, che si trova (forse a suo malgrado) spesso in un nero futuro, e che probabilmente (a nostro malgrado) sarà il nostro. Nei suoi libri, prendendo ad esempio “Do androids dream of elettric sheep?” (Gli androidi sognano la pecore elettroniche?) conosciuto più come “blade runner”,  marchingegni sofisticati e sogni scientifici non fanno che da cornice ai movimenti dei protagonisti che crescono, soffrono e capiscono, e noi con loro. L’intimità di Dick lascia fuori le grandi politiche e le grandi strategie e apre invece la porta all’umanità e all’idea morale, qualunque essa sia.

Due poli da cui osservare il medesimo universo, entrambi intensi.




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