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Discorsi, pranzi, sigari, vini e domeniche

Oggi il sigaro non era affatto male. Il pranzo è stato veloce, discontinuo nel bere, continuo nel mangiare, ma sempre delizioso. Come in qualsiasi pranzo domenicale s’è parlato tanto, di tante cose e per tanto tempo, fino a perdersi nelle ore, senza accorgersene, con persone che ti lasciano perdere mentre si perdono. La domenica è il giorno del signore, e per molti è lecito perdersi in vista di questo.

Alla fine, non eravamo tutti e il fumo aveva riempito la sala; alla fine i piatti erano accatastati, tutti, sporchi, gloriosi di aver fatto il loro lavoro, mentre noi eravamo a mala pena distinti gli uni dagli altri, ma tutti ben divisi : lo si vedeva dai nostri discorsi. Mentre parlavamo, oggi, alla fine del pranzo domenicale, è successa una cosa strana: il discorso, generale che comprendeva tutti noi, ha iniziato a barcollare tra le pieghe del nostro fumo, e a perdere un po’ della sua sicurezza; in breve ci siamo ritrovati senza più discorso. Tutti parlavamo della stessa cosa, delle stesse persone ma con facce differenti, degli stessi fatti con luoghi e tempi diversi, eppure sembravano cinque discorsi distinti. Sarà stato il pranzo, stupendo, oppure il fumo del sigaro, pesante, oppure ancora il vino, buono ma poco sincero, oppure semplicemente la domenica in sé, eppure parlavamo dislocati, intendendoci su cose distanti e diverse.

È inevitabile, noi esseri umani troviamo luoghi di incontro su fatti lontani anni luce.

Pubblicato il 15/10/2006 alle 19.41 nella rubrica Diario.

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